Simpliciter integra la banca dati deontologica CNF

Simpliciter integra la banca dati deontologica CNF

1) Una novità molto utile per chi usa Simpliciter.

Simpliciter ha integrato una nuova banca dati dedicata alla deontologia e all’ordinamento professionale forense. I suoi utenti abbonati possono ora svolgere ricerche su contenuti provenienti dalla banca dati del Consiglio nazionale forense senza uscire dall’ambiente nel quale stanno già studiando una questione o lavorando a un atto.

A me sembra una delle integrazioni più interessanti introdotte finora. La deontologia non è una materia che l’avvocato consulta soltanto quando riceve un esposto. Entra continuamente nella gestione del mandato, nei rapporti con il cliente e con i colleghi, nella comunicazione, nella pubblicità, nei compensi, nella restituzione dei documenti, nel conflitto di interessi e perfino nell’organizzazione quotidiana dello studio.

La novità riduce quindi un attrito molto concreto: non bisogna più interrompere il ragionamento, aprire un altro sito e ricostruire da zero la ricerca. Il materiale deontologico diventa una fonte interrogabile insieme agli altri strumenti di lavoro disponibili in Simpliciter.

2) Che cosa è stato aggiunto.

La nuova fonte raccoglie diverse categorie di materiali:

  • sentenze e decisioni del Consiglio nazionale forense, acquisite dai documenti integrali in PDF;
  • decisioni pubblicate da alcuni Consigli distrettuali di disciplina;
  • pareri del CNF, spesso resi in risposta ai quesiti formulati dai Consigli dell’Ordine;
  • regolamenti e altri materiali relativi all’ordinamento professionale e alla deontologia.

Non si tratta, dunque, della semplice aggiunta del Codice deontologico forense. Il valore sta soprattutto nel collegamento tra la regola astratta, la sua interpretazione nelle decisioni disciplinari e la prassi ricavabile dai pareri.

Rimane naturalmente consultabile anche la banca dati deontologica del Consiglio nazionale forense, che offre ricerca libera, ricerca avanzata e accesso diretto ai materiali pubblicati. L’integrazione in Simpliciter aggiunge comodità e continuità al flusso di lavoro, non cancella l’utilità della fonte ufficiale.

3) Perché la deontologia ha bisogno della giurisprudenza.

Leggere soltanto l’articolo del Codice può non bastare. Molte disposizioni contengono concetti che acquistano significato nel caso concreto: indipendenza, lealtà, correttezza, dignità, decoro, diligenza, competenza, conflitto di interessi o dovere di verità.

La giurisprudenza permette di capire:

  • quali comportamenti siano stati ritenuti disciplinarmente rilevanti;
  • come vengano distinti l’errore professionale e l’illecito deontologico;
  • quali circostanze incidano sulla responsabilità;
  • come siano valutati gravità, reiterazione, dolo e conseguenze della condotta;
  • quali sanzioni siano state applicate e con quale motivazione.

Lo stesso vale per i pareri. Non hanno la funzione di una sentenza, ma possono orientare su questioni di ordinamento professionale, incompatibilità, tirocinio, tenuta degli albi e applicazione dei regolamenti. Riunire documenti di natura diversa aiuta a ricostruire il quadro, purché non si confonda il rispettivo peso.

4) Anche le decisioni dei CDD, ma con una copertura da conoscere.

Al momento del lancio, l’integrazione comprende decisioni dei Consigli distrettuali di disciplina di Ancona, Bologna, Genova, Napoli, Perugia e Roma.

È un’aggiunta importante perché consente di osservare anche il primo grado del procedimento disciplinare, non soltanto le pronunce del CNF. Bisogna però leggere correttamente il perimetro della fonte: sei CDD non equivalgono a tutti i Consigli distrettuali italiani e la presenza di decisioni di un determinato organo non garantisce da sola la completezza cronologica della raccolta.

Se una ricerca non produce risultati, non possiamo concludere che il precedente non esista. Potrebbe non essere stato pubblicato, non rientrare nella copertura disponibile oppure essere descritto con parole diverse. Questo vale per tutte le banche dati, ma diventa particolarmente importante per le decisioni territoriali.

5) Un esempio pratico: la corrispondenza riservata.

Immagina di dover valutare se una comunicazione intercorsa con il collega possa essere prodotta in giudizio. La domanda generica «posso depositare questa email?» rischia di essere troppo povera. Una ricerca ben impostata dovrebbe distinguere almeno:

  • corrispondenza espressamente qualificata come riservata;
  • comunicazione contenente una proposta transattiva;
  • provenienza esclusiva da avvocati oppure presenza delle parti;
  • finalità per la quale si intende produrre il documento;
  • eventuale applicabilità delle eccezioni previste dal Codice.

La nuova banca dati può aiutare a trovare decisioni vicine a queste variabili e a ricostruire l’orientamento. Il risultato, però, va confrontato con l’articolo 48 del Codice deontologico e con il testo integrale della pronuncia. Sul blog ho già affrontato il principio secondo cui la corrispondenza riservata resta vietata anche quando la produzione non abbia causato un danno.

Questo esempio mostra bene la differenza tra trovare rapidamente un precedente e risolvere correttamente il problema: la prima attività può essere fortemente accelerata; la seconda rimane responsabilità dell’avvocato.

6) Come formulare una ricerca che serva davvero.

Una banca dati diventa utile quando la domanda contiene i fatti giuridicamente rilevanti. Prima di avviare la ricerca, conviene scrivere una breve scheda con:

  • condotta sulla quale hai un dubbio;
  • soggetti e rapporti coinvolti;
  • momento nel quale il fatto si è verificato;
  • norma deontologica potenzialmente applicabile;
  • tipo di materiale desiderato, tra decisioni, pareri e regolamenti;
  • eventuale organo o periodo da privilegiare.

Invece di chiedere «che cosa dice la deontologia sui clienti?», è molto più produttivo cercare decisioni sull’avvocato che, dopo la revoca del mandato, non restituisce al cliente la documentazione nonostante ripetute richieste. Fatti, sequenza temporale e comportamento contestato consentono di restringere il campo.

Puoi poi modificare un elemento alla volta: togliere il riferimento a un articolo, usare un sinonimo, cercare la condotta anziché la sanzione oppure separare le decisioni dai pareri. Conservare le formulazioni che hanno funzionato rende la ricerca ripetibile anche per i collaboratori.

7) Il vantaggio di lavorare dentro un progetto.

La banca dati diventa ancora più interessante se la ricerca nasce dentro un progetto di Simpliciter. Un progetto può contenere istruzioni comuni alle chat e applicarle anche a una conversazione spostata al suo interno. Ne ho parlato nel post dedicato ai progetti di Simpliciter per rendere più coerente la redazione degli atti.

Per una pratica disciplinare si possono predisporre istruzioni che impongano, per esempio, di:

  • distinguere sempre decisioni, pareri e regolamenti;
  • indicare numero, data e organo di ogni provvedimento;
  • non attribuire al documento conclusioni che non risultino dal testo;
  • segnalare orientamenti contrari o limiti della ricerca;
  • chiedere la verifica del PDF integrale prima di inserire una citazione nell’atto.

In questo modo la fonte nuova non rimane un archivio isolato, ma entra in un metodo di lavoro condiviso e controllabile.

8) La verifica del documento integrale resta indispensabile.

Il punto più importante è questo: una risposta, una massima o un estratto non sono il provvedimento. Prima di utilizzare un precedente in un parere, in una memoria o in un ricorso, bisogna aprire il documento integrale e controllare almeno:

  • corrispondenza tra massima e motivazione;
  • fatti effettivamente accertati;
  • norme applicate ratione temporis;
  • esito del procedimento e sanzione;
  • eventuale impugnazione o decisione successiva;
  • presenza di passaggi favorevoli e contrari alla propria tesi.

Per le decisioni dei CDD occorre inoltre verificare se siano state impugnate davanti al CNF. Per quelle del CNF può essere necessario controllare l’eventuale intervento delle Sezioni unite della Cassazione. Una pronuncia pertinente ma superata, riformata o riferita a una disciplina precedente va presentata per ciò che è, non come regola attuale e definitiva.

La ricerca avanzata della banca dati CNF resta molto utile per confermare estremi, autorità, esito, articolo del Codice e collegamenti tra decisioni.

9) Che cosa cambia per l’avvocato non informatico.

Non occorre conoscere linguaggi di programmazione né costruire complesse stringhe di ricerca. Serve una competenza molto più vicina al lavoro forense: scomporre una vicenda, riconoscere il fatto decisivo, usare parole precise e valutare criticamente il risultato.

Simpliciter può ridurre il tempo impiegato per individuare materiali pertinenti e mantenere la ricerca accanto alla chat, alle istruzioni del progetto e alla bozza sulla quale si sta lavorando. La tecnologia è particolarmente utile all’avvocato proprio quando non pretende di sostituirlo, ma gli restituisce tempo per leggere, confrontare e decidere.

È lo stesso principio che ho richiamato parlando del perché l’intelligenza artificiale deve valorizzare e non rimpiazzare la competenza dell’avvocato.

10) Una novità da inserire nel metodo di studio.

La nuova banca dati deontologica CNF è già disponibile per gli utenti abbonati a Simpliciter. È una funzione che può essere utile nella difesa disciplinare, ma anche nella prevenzione: verificare prima una condotta dubbia è molto meglio che studiarla quando il problema si è già trasformato in un procedimento.

Il modo migliore per cominciare è scegliere una questione reale dello studio, formulare una ricerca circostanziata, aprire due o tre risultati e confrontarli con il documento ufficiale. Se il percorso viene annotato, quella ricerca diventa patrimonio dello studio e può essere aggiornata quando emergono nuovi orientamenti.

La vera novità, insomma, non è soltanto avere un’altra fonte. È poter portare la deontologia nel luogo digitale in cui l’avvocato ragiona e scrive, senza rinunciare alla prudenza che la materia richiede.

11) Passa all’azione.

Per il tuo appuntamento con me, chiama il numero 059 761926 e concorda il tuo primo incontro, anche a distanza.

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