MacroDroid: l’automazione Android diventa accessibile con l’AI
1 – Il telefono può lavorare per te.
Sul telefono ripetiamo continuamente gli stessi gesti: copiamo un testo, scegliamo un’app, rinominiamo un file, attiviamo una certa impostazione, apriamo sempre la stessa schermata, inviamo un contenuto a più destinazioni. Presi uno alla volta sembrano gesti insignificanti. Moltiplicati per i giorni e per gli anni diventano invece un’enorme quantità di tempo e, soprattutto, di attenzione sprecata.
MacroDroid è un’applicazione che serve a insegnare ad Android a svolgere automaticamente queste operazioni. Non è necessario saper programmare: l’automazione viene costruita scegliendo elementi da elenchi e collegandoli in una sequenza logica.
Per un avvocato il vantaggio non consiste nel trasformare lo smartphone in un giocattolo da smanettoni. Consiste nel renderlo più coerente con il proprio modo di lavorare. Il telefono non è più soltanto un insieme di app uguali per tutti, ma diventa uno strumento personale capace di reagire alle situazioni e di togliere di mezzo molte piccole incombenze.
La novità più interessante degli ultimi tempi è che, grazie a ChatGPT e soprattutto ad agenti come Codex di OpenAI o Claude Code, anche la costruzione e la manutenzione delle macro più elaborate sono diventate molto più accessibili. Tu puoi descrivere in italiano ciò che vuoi ottenere; l’intelligenza artificiale può aiutarti a tradurlo nella struttura richiesta da MacroDroid, controllare un file esportato, individuare un errore e preparare una versione corretta.
2 – Una macro spiegata senza informatica.
Una macro è semplicemente una regola del tipo: «quando succede questo, fai quello, ma soltanto se ricorrono certe condizioni».
MacroDroid la divide in tre parti:
- il trigger, cioè l’evento che fa partire la macro;
- le azioni, cioè le operazioni che il telefono deve eseguire;
- i vincoli, cioè le condizioni che devono essere rispettate.
Un esempio elementare potrebbe essere questo: quando il telefono si collega al Bluetooth dell’auto, alza il volume dei contenuti multimediali e apri l’app musicale, ma soltanto se non è in corso una telefonata.
Un altro: quando arrivo in studio, togli la modalità silenziosa, ma soltanto nei giorni feriali. Oppure: quando condivido un testo verso MacroDroid, chiedimi dove voglio pubblicarlo e prepara i file necessari.
Il sito ufficiale dichiara oltre 350 elementi tra trigger, azioni e vincoli. Sono disponibili operazioni su file, notifiche, posizione, Bluetooth, Wi-Fi, suoni, schermo, variabili, richieste web e molto altro. Alcune funzioni richiedono permessi particolari e altre sono limitate dalle regole delle versioni recenti di Android, ma per cominciare non serve conoscere nulla di tutto questo: basta costruire una piccola macro e provarla.
3 – La mia macro per condividere sui social.
Un’automazione che uso moltissimo riguarda ciò che condivido sui social dal telefono. Invece di ripetere ogni volta lo stesso lavoro per tutte le piattaforme, invio il testo a una macro chiamata «Condividi».
La macro riceve il contenuto dalla normale funzione Condividi di Android e mi presenta le destinazioni disponibili. Io scelgo quelle che mi interessano per quel singolo contenuto. A quel punto MacroDroid prende il testo e crea tanti file quante sono le destinazioni selezionate, collocandoli nei percorsi previsti dal mio sistema di pubblicazione.
In questo modo posso decidere, per esempio, che un testo debba andare su Facebook, LinkedIn, X, Threads o altrove senza copiarlo e incollarlo cinque volte. Il materiale viene separato già all’origine e consegnato alle automazioni successive. Il telefono diventa il punto d’ingresso di un flusso più ampio, invece di essere il luogo nel quale devo svolgere manualmente ogni passaggio.
Questa macro non è un esempio teorico. È diventata un pezzo dell’infrastruttura con cui gestisco i contenuti. Proprio per questo, quando ha iniziato a comportarsi male, valeva la pena ripararla con precisione invece di rifarla alla cieca.
4 – La correzione fatta dal Mac e installata sul Fold.
La macro «Condividi» aveva un difetto fastidioso: dopo la conferma di un messaggio tornava a mostrare una schermata che non avrebbe dovuto riapparire. Abbiamo lavorato su un Samsung Galaxy Z Fold7 con Android 16 e MacroDroid 5.66.9.
Dal portale Remote Control abbiamo aperto l’elenco delle macro presenti sul telefono, scaricato il singolo file .macro e studiato la sua struttura sul Mac. Il file era un JSON, cioè un testo organizzato in campi che un agente di programmazione sa leggere e modificare molto bene.
Il controllo ha permesso di distinguere le ipotesi dai fatti. Un dialogo che sembrava sospetto era in realtà già disattivato. Il problema era legato all’azione finale che riportava Android alla schermata Home. Dopo una prima prova abbiamo capito che quell’azione non andava semplicemente riattivata: doveva essere rimossa del tutto. La versione definitiva conteneva 27 azioni e nessuna LaunchHomeScreenAction.
Il passaggio decisivo è che non ho dovuto modificare a mano la macro sul piccolo schermo del telefono. L’agente ha analizzato il file sul Mac, ne ha conservato il GUID—l’identificativo interno della macro—ha eliminato soltanto l’azione indesiderata e ha preparato il file corretto. La macro è stata poi importata sul Fold tramite Remote Control, riattivata e riscaricata per verificare che la modifica fosse davvero presente.
È lo stesso genere di lavoro remoto che ho già raccontato quando sono riuscito a intervenire sull’autoradio Android del camper dal divano di casa. Cambia il dispositivo, ma il principio è identico: descrivo il risultato, l’agente usa gli strumenti disponibili, controlla ciò che trova e applica una modifica verificabile.
5 – Che cos’è Remote Control e perché cambia tutto.
Remote Control è un servizio ufficiale di MacroDroid che collega il portale web al dispositivo Android. Dal computer consente, tra le altre cose, di vedere e cercare macro, trigger, azioni e vincoli; attivare, disattivare o avviare macro; gestire variabili e blocchi di azioni; consultare i log; scaricare e ripristinare backup.
Oggi il portale contiene anche un «AI Macro Builder»: descrivi ciò che vuoi ottenere, fai preparare il JSON al servizio di intelligenza artificiale che preferisci e poi installi il risultato sul dispositivo. Il portale precisa correttamente che la descrizione viene elaborata secondo le condizioni del servizio AI scelto e non viene vista da MacroDroid.
Tradotto in pratica: puoi essere sul telefono e chiedere all’intelligenza artificiale di modificare o creare una macro; l’agente sul Mac prepara il file e, attraverso Remote Control, lo inserisce direttamente tra le tue macro. Non devi spedire file a te stesso, cercarli nella cartella Download e completare una lunga procedura sul display del cellulare.
Nel nostro collaudo la versione allora installata non consentiva ancora di sovrascrivere una macro con lo stesso GUID: l’importazione la riconosceva come duplicata. Abbiamo quindi eliminato la vecchia macro e reimportato quella corretta conservando l’identificativo. Jamie ci ha confermato che il collegamento già presente nella schermata Home sarebbe rimasto al suo posto e avrebbe ripreso a funzionare una volta reimportata e abilitata la macro con lo stesso GUID o nome.
Soprattutto, Jamie ha implementato la funzione di sovrascrittura per la versione successiva. È un esempio molto concreto della sua disponibilità: non una risposta generica del supporto, ma un confronto puntuale sul funzionamento reale, seguito da un miglioramento del prodotto.
6 – Anche il supporto può fare la differenza.
MacroDroid è sviluppato da Jamie Higgins, che nella mia esperienza si è dimostrato estremamente disponibile, rapido e preciso. Durante le prove abbiamo scoperto anche un problema di cache nel portale: dopo la cancellazione e la reimportazione della macro con lo stesso GUID, il pulsante Aggiorna continuava a mostrare la vecchia configurazione, mentre il file presente sul telefono era già corretto.
Non ci siamo limitati a dire «non funziona». Abbiamo documentato una sequenza riproducibile: download, cancellazione, modifica, reimportazione, nuovo download e confronto del numero e del tipo di azioni. Abbiamo poi verificato che un ricaricamento completo della pagina eliminava la configurazione rimasta in cache e abbiamo inviato a Jamie una segnalazione precisa.
Per chi usa seriamente un’applicazione, sapere che dietro esiste uno sviluppatore che legge, comprende e interviene è un valore enorme. Vale ancora di più per un programma di automazione, che deve adattarsi continuamente ai cambiamenti di Android e alle restrizioni introdotte dai produttori dei telefoni.
7 – ChatGPT, Codex e Claude Code: non sono la stessa cosa.
ChatGPT può essere un ottimo interlocutore per progettare una macro: gli racconti il problema, gli chiedi di scomporlo in trigger, azioni e vincoli, e ragionate insieme sulle eccezioni. Può anche aiutarti a interpretare un’esportazione che gli fornisci, purché tu faccia attenzione ai dati contenuti nel file.
Codex e Claude Code appartengono alla categoria degli agenti di programmazione. Non si limitano necessariamente a suggerire il testo da copiare: possono leggere file, modificarli, eseguire comandi e verificare il risultato nell’ambiente al quale sono autorizzati. La documentazione ufficiale OpenAI presenta Codex come un agente capace di lavorare su attività di sviluppo e automazione; la documentazione di Claude Code descrive analogamente la possibilità di leggere basi di codice, modificare file ed eseguire comandi.
Per usare questi strumenti non devi diventare informatico. Devi però imparare a conferire un incarico chiaro. Per esempio: «Scarica la macro Condividi, fanne una copia di sicurezza, cerca perché dopo il messaggio torna alla schermata precedente, non cambiare altro, mostrami la differenza e installa la nuova versione soltanto dopo averla verificata».
Questo modo di chiedere è molto migliore di «sistemami MacroDroid», perché definisce oggetto, sintomo, limiti e controllo finale. È lo stesso metodo che ho applicato anche per bonificare migliaia di contatti con ChatGPT e Codex: non serve saper scrivere il programma, ma serve sapere quale risultato si vuole e quali errori non sono accettabili.
8 – Altre macro che uso davvero.
La condivisione social è l’esempio più articolato, ma non è l’unico modo in cui uso MacroDroid. Tra le automazioni utili rientrano:
- scorciatoie che avviano una macro precisa dalla schermata Home, senza dover aprire l’app e cercarla;
- macro che ricevono testo o file dal menu Condividi di Android e li consegnano al flusso di lavoro corretto;
- aperture mirate di file multimediali con un’app e una schermata specifiche, come l’avvio dell’ultimo video tramite MiXplorer Silver;
- gestione di file e cartelle, con copie, spostamenti, rinomina e preparazione del materiale destinato ad altre automazioni;
- attivazione di azioni diverse in base al dispositivo, alla connessione, all’orario o alla presenza di un certo contenuto;
- piccoli comandi manuali, disponibili come collegamenti o widget, che sostituiscono sequenze di tocchi sempre uguali.
MacroDroid può inoltre silenziare il telefono durante un’udienza o una riunione, cambiare profilo sonoro entrando in studio, reagire al Bluetooth dell’auto, leggere determinate notifiche, ricordare un’attività in base al luogo o riordinare automaticamente i file. Non tutte queste idee sono adatte a tutti, ma quasi ogni professionista ha almeno tre o quattro ripetizioni quotidiane che meriterebbero di essere eliminate.
Ho raccontato un principio simile anche parlando di una semplice macro realizzata con ChatGPT e Keyboard Maestro: l’automazione migliore non è necessariamente quella più spettacolare, ma quella che toglie ogni giorno un attrito piccolo e costante.
9 – Il precedente di Automagic.
Prima di MacroDroid ho usato molto Automagic. Era un programma eccellente, basato su diagrammi di flusso: trigger, condizioni e azioni venivano rappresentati graficamente e potevano formare automazioni anche molto complesse.
Automagic aveva inoltre una caratteristica che ancora oggi ricordo con favore: conservava i flussi in un file flows.xml accessibile. Quel file poteva essere sincronizzato tra dispositivi e modificato dall’esterno. Per il genere di integrazione che cercavo era una soluzione elegante e trasparente.
Purtroppo Automagic non è più mantenuto e non è più disponibile su Google Play. Continuare ad affidargli automazioni importanti su versioni moderne di Android sarebbe sempre più difficile e rischioso. È uno dei problemi dei sistemi costruiti attorno a un’applicazione non più aggiornata: il programma può continuare a funzionare per un po’, ma il sistema operativo cambia sotto i suoi piedi.
MacroDroid non usa come configurazione viva un equivalente pubblico di flows.xml. I backup completi .mdr sono accessibili e, come abbiamo verificato, possono essere normali file JSON non cifrati; tuttavia restano backup e non vengono riletti automaticamente dall’app dopo una modifica. Remote Control risolve oggi gran parte di questo limite in modo più sicuro: permette di operare sulle singole macro e di installarle sul dispositivo attraverso un canale supportato.
10 – Sicurezza: una macro può fare danni con grande efficienza.
Un’automazione sbagliata non si limita a sbagliare una volta: può ripetere l’errore cento volte. Prima di modificare una macro importante conviene quindi esportarla, conservare la versione precedente e provare la nuova su dati non sensibili.
Per un avvocato ci sono cautele ulteriori:
- non inviare a un servizio AI esportazioni contenenti password, token, dati dei clienti o testi riservati;
- concedere a MacroDroid soltanto i permessi necessari alle funzioni realmente usate;
- verificare con attenzione le macro che leggono notifiche, appunti, file, posizione o contenuti condivisi;
- provare separatamente ogni ramo di una macro complessa;
- controllare il registro di MacroDroid quando qualcosa non funziona, invece di aggiungere azioni a caso;
- mantenere sempre una copia funzionante alla quale tornare.
Nel nostro caso il backup completo del Fold conteneva 44 macro, variabili e impostazioni e poteva includere campi sensibili. Per questo non abbiamo ripristinato alla cieca l’intero archivio: abbiamo lavorato soltanto sulla singola macro interessata. L’intelligenza artificiale abbassa la barriera tecnica, ma non sostituisce la prudenza.
11 – Come inizierei se fossi alle prime armi.
La versione gratuita di MacroDroid consente di creare fino a cinque macro; la versione Pro elimina questo limite con un acquisto una tantum, senza abbonamento, secondo la scheda ufficiale su Google Play. È sufficiente per capire se il sistema fa per te.
Per la prima prova sceglierei una ripetizione innocua, frequente e facilmente verificabile. Per esempio: quando colleghi le cuffie Bluetooth, apri l’app che usi per ascoltare; oppure crea un collegamento che apre una cartella di lavoro. Eviterei di cominciare da cancellazioni di file, invii automatici o modifiche estese alle impostazioni.
Il percorso può essere questo:
- descrivi su carta l’evento iniziale e il risultato finale;
- aggiungi una sola azione per volta;
- prova la macro dopo ogni passaggio;
- inserisci un vincolo quando l’azione non deve avvenire sempre;
- guarda il registro se il risultato non arriva;
- soltanto dopo chiedi all’AI di ampliare o ripulire l’automazione.
Se il progetto diventa complesso, puoi esportare la macro e chiedere a Codex o Claude Code di spiegarla prima di modificarla. Pretendi sempre una copia di sicurezza, un confronto tra prima e dopo e una verifica conclusiva. Non devi capire ogni parentesi del JSON, ma devi capire che cosa dovrebbe accadere sul telefono.
12 – Tre letture per andare oltre.
I seguenti sono link affiliati Amazon: se acquisti attraverso questi collegamenti, potrei ricevere una piccola commissione senza alcun costo aggiuntivo per te.
- Androids: The Team That Built the Android Operating System, per conoscere la storia del sistema sul quale lavora MacroDroid;
- Automate the Boring Stuff with Python, terza edizione, pensato per principianti e utile per acquisire la mentalità dell’automazione;
- Agentic Coding with OpenAI Codex CLI, una lettura tecnica per chi vuole approfondire il lavoro con Codex.
13 – Inizia da una ripetizione che ti infastidisce.
MacroDroid aumenta moltissimo la produttività con il telefono perché restituisce tempo e continuità mentale. Il guadagno non viene da una sola macro gigantesca, ma da decine di piccoli gesti che smetti di ripetere. Ogni volta che pensi «questa cosa la faccio sempre allo stesso modo», hai probabilmente trovato un buon candidato per l’automazione.
Se vuoi capire quali attività del tuo studio si prestano a essere automatizzate e come inserirle in un metodo di lavoro più ordinato, chiama il numero 059 761926: possiamo fissare un primo incontro di coaching, anche a distanza, e partire dai tuoi flussi reali.
Seguimi su X, precedentemente conosciuto come Twitter, per altri esempi pratici su tecnologia e professione.
Qual è il gesto che ripeti più spesso sul tuo telefono e che vorresti affidare a una macro? Raccontamelo nei commenti: potrebbe diventare il punto di partenza per una prossima guida.
Scopri di più da fare l’avvocato è bellissimo
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.