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Il cimitero dei neuroni 🧠

Con la cartastraccia, il codice di procedura civile italiano é diventato l’ostacolo principale alla comunicazione e alla ricostruzione della realtà dei fatti nelle cause.

Lo era anche prima, per la verità, ma con questa ultima riforma é stato proprio consacrato come impedimento principale per poter iniziare e condurre una causa in modo funzionale.

Non si capisce ancora oggi spesso quale giudice o magistratura sia competente e con che rito dovrebbe giudicare, in compenso per poter andare davanti ad un giudice devi spendere centinaia di euro per una mediazione cui magari la controparte non aderisce e poi ulteriori spropositi di contributo unificato.

Poi quando finalmente sei partito ti puoi fare il segno della croce.

Se fossi un magistrato credo che chiamerei le parti davanti a me per chiedere loro di dirmi adesso che razzo vogliono: sempre meglio che leggermi quintali di documenti inutili, scritti con l’odioso, stantio e prolisso linguaggio degli avvocati o addirittura, cosa che purtroppo ormai capita sempre più spesso, scritti dai clienti stessi, cui gli avvocati fanno ormai da meri scrivani, in entrambi i casi senza un minimo di logica, strategia, conoscenza del diritto.

Ormai il processo italiano è il posto dove vanno a morire i neuroni dei migliori cervelli italiani, nonostante gli sforzi prodigati tutti i giorni da tante persone pure in gamba e pure di buona volontà.

Mi dispiace, ma io non credo più nella procedura, sarebbe di gran lunga preferibile che il codice venisse interamente abrogato e ognuno fosse libero di rivolgersi ad un giudice per esporre liberamente le proprie ragioni, senza alcuna formalità e sotto la direzione dello stesso, come avviene nei paesi anglosassoni dove le regole di procedura sono molte meno che da noi.

Gli avvocati resterebbero, ma sarebbero meno fumosi e lunari di quanto non siano costretti ad essere oggi e avrebbero molte più chances di tutelare davvero i propri clienti.

Anziché prendere per il q-lo forum e trasmissioni del genere, bisognerebbe prenderne esempio e, almeno per le questioni minori, uscire del tutto dalla procedura, lasciare che le parti partecipino con la maggior libertà di forme possibili, esattamente come in mediazione, solo che anziché un mediatore c’è un giudice che può fare un provvedimento.

Col codice attuale siamo partiti con lo scopo di non perdere troppo tempo e siamo finiti col perdere dieci volte tanto quello che temevamo di perdere.

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5 cose sul perché gli avvocati oggi non capiscono un razzo.

1) Il primo motivo é che gli avvocati vivono in una società che é divenuta, e diviene sempre di più ogni giorno che passa, demenziale e non possono essere certo immuni rispetto a questo decadimento generale.

2) Un altro motivo é che gli avvocati sono stati letteralmente addestrati ad andare a ricercare la soluzione per ciascuno dei problemi che incontrano dentro ad un libro scritto anni o decenni prima: ciò era già poco funzionale nelle società precedenti, ma in quella attuale, in cui tutto cambia molto velocemente, é divenuto addirittura disastroso.

3) Gli avvocati hanno studiato per anni una materia, il diritto, che li ha inariditi e mentalizzati, rendendoli poco capaci di ascoltare e relazionarsi in modo funzionale con le altre persone, a partire dai clienti, ma non solo, anche gli altri avvocati, i tecnici, il personale, i giudici, chiunque.

4) L’avvocato che sta meglio, a livello spirituale, oggigiorno si trova in costante burn-out, schiacciato da scadenze, termini perentori, clienti che non sa gestire, provvedimenti deludenti, informatica e burocrazia che non funzionano: in queste condizioni, le prestazioni di cui pur sarebbe capace degradano molto.

5) Agli avvocati non sono state insegnate nemmeno da lontano le materie fondamentali per svolgere la professione:
– informatica, sistemi e comunicazioni;
– copywriting;
– marketing e content marketing;
– counseling e ascolto non giudicante;
– management;
– tecniche di negoziazione;
– tecniche di persuasione;
– lingua e grammatica italiane;
– scrittura creativa.

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