VPN e blocchi social: la sicurezza é un problema?

Mi è capitata una di quelle situazioni che, se non le vivi direttamente, tendi a sottovalutare.

Pubblico un post assolutamente innocuo: una foto con i complimenti a un amico per un importante traguardo professionale. Uso lo strumento interno di Facebook per condividerlo contemporaneamente su bacheca, storia e alcuni gruppi. Tutto regolare, tutto previsto dalla piattaforma.

Subito dopo, compare un captcha: controllo di routine, penso. Lo compilo senza problemi.

E invece no.

Pochi secondi dopo, account bloccato, post non più pubblicabile, necessità di inviare un ricorso. In sostanza: sospensione temporanea per attività ritenuta “sospetta”.

Il punto: non era il contenuto

Chi lavora quotidianamente con i social tende a preoccuparsi del contenuto: cosa ho scritto? ho violato qualche regola? ho usato parole sbagliate?

In questo caso, nulla di tutto ciò.

Il problema non era cosa ho pubblicato, ma come il sistema ha interpretato il mio comportamento.

Il vero responsabile: la VPN

Durante la pubblicazione avevo attiva una VPN, nello specifico Proton VPN.

E qui sta il nodo.

Le VPN sono strumenti preziosi:

– aumentano la privacy
– proteggono il traffico dati
– consentono di navigare in modo più sicuro

Ma hanno un effetto collaterale spesso sottovalutato: alterano la percezione della tua identità digitale.

Agli occhi delle piattaforme, non sei più “tu da Vignola”, ma:

– un utente che si collega da un altro paese
– con un IP condiviso con centinaia di persone
– che compie azioni rapide e multiple

Se a questo aggiungi una pubblicazione simultanea su più canali, il sistema automatico fa due più due:

👉 comportamento potenzialmente automatizzato
👉 possibile spam
👉 blocco preventivo

Il paradosso della sicurezza

Qui emerge un paradosso interessante, soprattutto per chi si occupa di diritto e tecnologia.

Uno strumento pensato per aumentare la sicurezza (la VPN) può portare a:

– limitazioni di accesso
– blocchi di account
– sospensioni temporanee

Non per un errore dell’utente, ma per un eccesso di zelo degli algoritmi.

La soluzione: usare lo split tunneling

La soluzione non è rinunciare alla VPN, ma usarla in modo più intelligente.

Quasi tutte le VPN moderne, inclusa Proton VPN, offrono una funzione chiamata split tunneling.

In sostanza, puoi decidere:

– quali app passano dentro la VPN
– quali app escono direttamente con il tuo IP reale

Ed è qui che si fa la differenza.

Quali app escludere dalla VPN

Ecco una regola pratica, basata sull’esperienza (anche dolorosa) e su come funzionano i sistemi antifrode.

1. Social network

– Facebook
– Instagram
– Messenger

Sono le piattaforme più sensibili a:

– IP anomali
– attività simultanee
– comportamenti “da bot”

2. Messaggistica

– WhatsApp
– Telegram

Meglio evitare verifiche inutili o blocchi temporanei.

3. Servizi Google

– Gmail
– Google Maps
– YouTube

Google è particolarmente attento agli accessi da IP inconsueti.

4. App bancarie e pagamenti

Qui la regola è assoluta: mai sotto VPN.

I sistemi antifrode sono progettati proprio per bloccare accessi anomali.

5. Domotica e IoT

Nel mio caso:

– Ewpe Smart
– Tapo
– SwitchBot

Con la VPN spesso:

– non si collegano
– funzionano male
– non trovano i dispositivi

Dove invece la VPN ha senso

La VPN resta utilissima per:

– browser (nel mio caso Firefox)
– consultazione di siti
– download
– accesso a contenuti pubblici

In altre parole: navigazione sì, identità digitale no.

Una lezione pratica

L’episodio insegna una cosa semplice ma fondamentale:

👉 oggi non basta essere “nel giusto”
👉 bisogna anche apparire “normali” agli algoritmi

E gli algoritmi, per definizione, diffidano di:

– chi cambia identità digitale
– chi appare troppo veloce
– chi somiglia, anche lontanamente, a un bot

Conclusione

Le VPN non sono il problema.
L’uso inconsapevole sì.

Se utilizzate con criterio — e soprattutto con uno split tunneling ben configurato — restano uno strumento eccellente.

Se usate “sempre e comunque”, rischiano di trasformarsi in un boomerang.

E nel frattempo, mentre aspetti che un algoritmo decida che sei una persona reale, ti ritrovi con un account bloccato… per aver fatto i complimenti a un amico.

Non esattamente il risultato che avevi in mente.

Chiama il numero 059761926 per iniziare il tuo coaching con me.


Scopri di più da fare l’avvocato è bellissimo

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Unisciti a 83 altri iscritti

Rispondi